martedì 10 dicembre 2013

METALLICAmente

Cose che succedono in America (e dove se no, a Bordighera o Pozzuoli? No, non sono nomi rock, anzi è proprio l’Italia che non è rock. Amen.). Dunque, si diceva che in America succedono cose più o meno così: un adolescente di mestiere tennista fallito, per nostra fortuna, tale Lars Ulrich, stravede per la new wave del metal britannico. Tra una stravisione e l’altra cazzeggia con James Hetfield. Bene, a questo punto si può iniziare con le considerazioni e con la ciccia della narrazione.
Come riuscissero a sopportarsi i due citati sopra, non si sa: provenivano da ambienti decisamente diversi sia per cultura che, presumibilmente, per dollarini. Tuttavia, come si sa, i sogni fanno miracoli, della serie che quando stiamo svegli facciamo e prepariamo progetti scampanati, degni di un alligatore che gioca d’azzardo nei giorni vietati. Anzi, qui e in questo momento, si coglie l’occasione per meditare. Meditiamo. Io ho meditato che sarebbe auspicabile che ci rinchiudessimo da qualche parte a dormire per dare energia all’unico neurone che gira disoccupato nella scissura di Rolando, magari qualcosa ne vien fuori. Ritorniamo a me e a voi. Uhm, ovvero a noi.
Cosa volevano e sognavano i nostri? Questo, a seguire e dopo il punto. Sfornare musica addizionata al vetriolo per topi senza ritegno, riff taglienti che ti ritrovi l’hamburger già farcito dopo 4 semicrome e voce presa in prestito (o scippata?) direttamente da mister Odino alle prese con le tasse (no no, non Dino De Laurentis con l’attricetta che prega “O Dino, o Dino famme fa ‘na particina indo film insieme a George o caffettiere o a Banderas o fornaio!). A proposito e per doveri di cronaca, pare che mister Odino giri tuttora tra i vichinghi e dà afoni ordini che tutti disattendono. Quindi e riassumendo, quanto detto precedentemente costituiva il contenuto del sogno condiviso dai due birbantelli e american bad boys.
Ai due si aggiunse ben presto Ron McGovney. Questi faceva il lavavetri, ma non sui grattacieli né alle fermate dei semafori, era troppo piccolo per un lavoro di quella portata. Più adatto a lui, invece, era il lavoro di detergere in un negozietto di periferia pietre di vetro colorato, prima che quest’ultime venissero assemblate in ‘gioielli’, quelli che il suo panciuto datore di lavoro chiamava ‘vetracci’ nel privato e ‘mirabili opere d’arte del taglio’ quando imbrogliava l’ennesima pingue cliente che pensava di imbellettarsi con le cianfrusaglie di vetro plastificato. Il rumoraccio di quei cosi nel contenitore di moplen lo stordivano, a Ron McGovney, tuttavia gli davano anche la carica per pensare a un futuro alternativo e glitter. Sì, lo so che parrebbe un passaggio dal falso al vacuo, ma nel rock, il glitter è caricato di altro valore, il luccichio dei monili non avrebbe per niente inficiato il futuro di grande del rock che Ron stava progettando:
“Un giorno sarò famoso come uno degli Stones!” pensava spesso Ron.
“Un giorno saremo famosi come tre degli Stones” gridavano i tre bad boys.
“Un giorno saremo famosi come quattro degli Stones” gridavano i tre bad boys quando erano ubriachi, (quest’utima situazione fu cassata perché ancora le entrate erano troppo esigue per dar da lavorare a un quarto scellerato).
Un bel giorno, mentre tuoni e fulmini facevano a gara a chi sparava più cazzate, mentre la finanza americana aveva mandato due militi a cercare di carpire dal datore di lavoro di Ron McGovney perché dichiarasse un così basso reddito e mentre, al parlamento, si era dimesso il Governo, Lars Ulrich annunciò trionfante ai due amici:
“Ehy, ieri sera, gira che ti rigira, ho inventato il Trash!”.
Ron e James, increduli, si congratularono. Pensavano che Lars Ulrich fosse uno tosto e intelligente, ma da lì ad inventare il Trash ce ne passava. Prima di passare a chiarire il valore della scoperta copernicana di Lars, si può parlare civilmente degli eventi collegati all’invenzione. Ne deriva che, uno, quel giorno era ‘bel’ solo perLars; due, il datore di lavoro di Ron McGovney e gli inviati governativi dovettero acclarare parecchie cose, comunque il capo di Ron disse con chiarezza estrema ai due gendarmi che lui non aveva assolutamente ordinato né mitili né carpe e che il cibo marino gli faceva schifo senza possibilità di remissione di giudizio (ma pagò varie multe e gli fu spiegato che non si stava parlando di mitili ma di militi, inoltre gli fu chiarito che ‘carpire’ era una verbo che con le carpe ci stava come le trottole col lo scopone scientifico… Quest’ultima parte della spiegazione fu saltata per paura di ritrovarsi nel discorso qualche trota che risaliva il corso del fiume… di parole al vento che il buon uomo scagliava senza scrupolo!); tre, normalmente si è portati a pensare che la caduta del Governo sia evento sfigato, ma, giudizio molto personale, non sono molto sicuro che quando son tutti lì, la fortuna passeggi come la Primavera del Botticelli tra i fiori arborei. Fine del flashback.
“E’ grandioso, bisogna subito portarla a licenziare” aggiunse Ron.
“Ma dai, di questi tempi non si può!” commentò James che continuò, “non hai un minimo di cuore, cosa ne sarà di quella famiglia senza più stipendio?”
“Ma cosa diavolo dite tutti e due!” aggiunse irato Lars.
“Dai Lars, ha ragione Ron McGovney, non possiamo accompagnarla a farsi licenziare, non si scherza con queste cose, via”.
Dopo aver capito dove cazzo stavano parando i suoi sgangherati amici, Lars spiegò che, più che salvaguardare la sua invenzione attraverso una licenza statale, bisognava trovare immediatamente un quarto musicista e darci sotto, i tempi erano maturi e la stella cometa aveva indicato la via: il Trash è nato, sia benedetto il Trash/Metal/Rock!
Arrivò Dave Mustaine alla chitarra. Un genio del fumo senza fumo. La famosa macchina del fumo doveva stare lontano da lui; le sigarette erano viste con… il fumo negli occhi; non potevi regalargli nemmeno un profumo (diceva che lo disturbava la presenza di fumo nella parola pro-fumo), insomma una tragedia peggio di un’allergia alla kriptonyte! Gli fu chiesto i perché di tutto questo, la risposta fu:
“Io permetto di fumare solo alle mie corde dopo un assolo… Se loro si rilassano così, non ci posso fare niente. Io ci campo con loro, che vuoi fa’, tengo famiglia!”
Dopo le prime spettacolari prove pubbliche, Ron McGovney tirò le somme della sua esistenza e si disse che, tutto sommato, andare in giro per il mondo ad ascoltare il crepitare delle mani dei fan non facesse per lui: in fondo un diamante è per sempre e, se non sei troppo schizzinoso e non ci vedi molto bene, un diamante è perfettamente uguale a un vetraccio di quelli che lavava tutti i giorni.
“Ragazzi, non prendetevela, ognuno deve seguire la propria strada e la mia è più quieta al momento, la vostra invece è più dura e metallica…”
“Aspetta, aspetta: come hai detto, la nostra strada è più dura e…”
“…Metallica. Ma via, non voleva assolutamente essere un affronto, Lars” disse Ronrabbuiato in volto.
“Ma figurati, so bene che non volevi sprezzare niente, anzi ti ringrazio perché vai via e rinunci a qualcosa di enorme: i Metallica! Da domani butteremo via quel nome di merda che ci siamo dati in fretta e furia, al suo posto metteremo quello che il nostro per sempre ed eterno amico ci ha suggerito!”
Signori, sono nati ufficialmente i Metallica!
Al suo posto si presentò Cliff Burton che purtroppo, mentre ‘The final countdown’ dei rivali Europe spopolava, una sera rimane in un bar dell’autostrada a discutere col destino che lo convince a seguirlo.
Jason Newsted si presentò con un basso basso, nel senso che lo teneva poco più giù dell’apparato riproduttivo:
“Quando si stancano sanno dove riposare” rispose allo sguardo dubbioso e interrogativo degli altri. La cosa risultò molto logica. Quando uno è intelligente ci pensa a queste eventualità: sarebbe meglio forse farle strisciare in giro per il globo? E al pavimento ci vogliamo pensare: quando uno fa metal tutto è di metal, la piega non fa un discorso (non ha studiato e non si è preparata ‘sta piega, mannaggia!).
Nel 1983 ‘Kill ‘Emall’ è pronto: è l’album d’esordio. Sono tutti pronti con le loro axe. Soprattutto Mustaine che comincia a far fumare la sua guitar. Esce un primo accenno di fumo. Un secondo accenno. Un terzo accenno. Tutti gli occhi sono puntati sulle corde incandescenti. Mustaine si raffredda i polpastrelli bruciacchiati in bocca. Un quarto accenno… Nello stupore generale, un tronco di sequoia cade sul mixer facendo un fumone della madonna! Ma ci pensate, un fumone della madonna di fronte a Dave? Tutti gli sguardi fissano James Hetfield:
“Accidenti, ragazzi… Scusate, il fatto è che stavo provando la mia ascia sull’abero vicino al mixer e non ho calcolato che potesse cadere in quel modo!”
Nel fumone generale si comincia a cercare Dave Mustaine. Niente, non c’è. Qualcuno avanza l’ipotesi che sia andato a farsi una Marlboro sul retro… ma figuriamoci: una storia così non sta in piedi, sarebbe come chiedere a un ghiacciolo di infiammarsi per qualcosa.
Dopo 27 giorni arrivò una cartolina dall’altipiano del Tibet. LaconicamenteMustaine salutava tutti e pregava di trovarsi un altro boscaiolo, pardon axe-man, per il futuro.
Così fu fatto. Charlie Smith era veramente uno straordinario musicista e aveva stile, al di là di quello che potesse e sapesse fare fu subito ingaggiato. Oddio ci fu qualche battibecco per le ferie pagate e per il conto della pizza, ma tutto fu risolto senza grandi scossoni. Un chitarrista di quella portata era stato mandato dal fato. Era stato compagno di corso perfino col vichingo per antonomasia della chitarra rock/neoclassica, sua maistà (in effetti è sempre in giro per il world) Y. Malmsteen!
E dove erano stati camerati, in quale locus chitarristico? Ma da J. Satriani!
Da allora l’ascesa del gruppo è fenomenale. Da ‘Master of puppets’, il loro terzo album pubblicato nel marzo 1986, i Metallica mietono solo successi, almeno fino al celebratissimo ‘Black album’. 
Fu così che Lars UlrichJames HetfieldJason Newsted e Charlie Smith, diedero vita a una delle più grandi rock/metal band mai viste su questo pianeta sciagurato.
Potrei fermarmi qui, ma qualcuno chede a gran voce di rivedere la formazione. Il fatto è che c’è poco da rivedere… Sì sì, ho capito che sembri mancare il nome diKirk Hammet, tuttavia è un falso problema: il suo vero nome, al secolo, come si suol dire, è Charlie Smith:
“Nooo… Non puoi sfondare con quel nome. E’ falso, nel senso che in tutti i paesi anglofoni, quando uno ha intenzione di falsificare il suo nome si presenta comeSmith, informati” gli disse Satriani.
Fu così che per diventare famoso con un nome ‘vero’, Charlie (in arte Kirk Hammet)ha dovuto adottare un nome falso ma che sa di ‘vero’!

Racconto breve di Giovanni Contini,  giornalista freelance di (www.freenewspos.com).

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