Albert Camus, la rivolta della vita

Camus era un padre che giocava con i propri figli e masticava chewing gum.
Era molto attento a tener separata la sua figura pubblica dalla vita privata,
la sua famiglia rimaneva a debita distanza da una pressante celebrità. Una
volta era seduto con sguardo un po’ scuro in poltrona e la figlia Catherine se
n’accorse: “sono solo” rispose Camus. La sua solitudine è quella di chi
sceglie come amico il genere umano, a prescindere da convenienze di parte. Uno
straniero, senza fazione politica e filosofia di scuola, è inevitabilmente
condannato all’isolamento e all’invidia.
Il pensiero di Camus è continua tensione, ci dice che la rivolta è l’unica
soluzione per l’assurdo, cioè per il fatto che noi ci troviamo qui, in un
universo senza scopo: “Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma
se rifiuta, non rinuncia tuttavia.” Dice no alle ingiustizie, ma pone anche un
giudizio di valore, sceglie la morale. Non si deve intendere la morale
conformista del buon costume, che ingabbia l’uomo in comportamenti già
delineati, ma la morale come capacità realmente trasformativa della realtà,
che sorge dall’uomo in quanto libera e creativa fonte di novità nel mondo: “la
rivolta è fabbricatrice di universi”.
Il fondamento morale alla base della rivolta è proprio ciò che lo distingue da
Jean Paul Sartre, nella ormai storica polemica ricordata da Paolo Flores
D’Arcais. Sartre quando parla dell’agire umano ha in mente la Storia e il suo
destino, fino ad ammettere parzialmente che è la storia a decidere cosa è
giusto o sbagliato. Camus ha sempre condannato le rivoluzioni che trasfigurano
la rivolta per la libertà in una nuova forma d’oppressione. La volontà
generale che guida il popolo è un’astrazione indubitabile, chiunque pensa di
poterla criticare è un suo traditore.
A prescindere da queste distinzioni filosofiche è importante sottolineare,
come ci suggerisce anche Catherine Camus, che la rivolta è la vita stessa. Il
pensiero della rivolta è profondamente impregnato del più mediterraneo dei
concetti: il giusto mezzo. La vita è intesa come tensione permanente tra tutte
le contraddizioni dell’esistenza.
La misura ci permette di modificare il mondo senza portare il nostro pensiero
al limite perdendo così il contatto con la realtà. La rivolta ci fornisce una
via d’uscita da una vita insensata ed egoista per aprirci a una concreta
solidarietà tra gli uomini. Una visione che è compatibile solo con una
democrazia intesa non come legge della maggioranza, ma come rispetto delle
minoranze, della dignità della vita per ogni uomo.
“La dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo
della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti
e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli
attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri”.
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