martedì 25 febbraio 2014

Sanremo 2014: 3 vincitori, 2 scappati da qualche piano bar degli anni 50, la prima arrivata invece proviene dalle vocine degli anni 20!




Sanremo ce l’ha fatta di nuovo. Sanremo o Sanramo? Sì, voglio dire con le ramate (per chi non ha il vocabolario aggiornato: randellate) che ci ha dato anche stavolta sulle orecchie, è riuscito a non fare un micro passo avanti neanche quest’anno. Dopo i Deep Purple, i Led Zeppelin, Van Halen e Bonjovi (e sì che quest’ultimi di melodie se ne intendono, no?), perfino dopo alcune cose dei One Direction o Coldplay o Muse, qui siamo ancora lontano dal traguardo. Quanto lontano? Diciamo lontano perfino dai Beatles e i Rolling Stones (ma come, non han detto che volevano festeggiare i 60 anni? Beatles & Rolling Stones sono di 60 anni fa! Ma chissà a quali 60 anni si riferivano gli organizzatori…). 

E’ incredibile, ha vinto la cantante del grammofono, signorina Arisa, seguita da uno del quale non si sa bene  in che genere inquadrarlo, tale Gualazzi. Il suo non è jazz, non è rock (a proposito, complimenti al zanzarone che gli ronzava intorno con la Gibson diavoletto pensando di fare il rockettaro, una trovata, quest’ultima della mascherata, che, - probabilmente – non sarebbe andata bene perfino in un festival di provincia di quart’ultima categoria!), non è leggera, non è classica, mah! Dulcis in fundo, abbiamo avuto pure Rubino che forsennattava sul piano come Jerry Lee Lewis il quale, lui J. L. Lewis, era spaventosamente all’avanguardia, sì, negli anni 50 e non nel terzo millennio, porca miseria miseranda! Ma chi è che li sostiene questi qua, ‘ragazzi’ nati all’inizio del ‘900 e highlander? Abbiamo capito che è il festival della canzone italiana, ma non della canzone italiana di Giacomo Rondinella e Nilla Pizzi, quella è stata una tappa della canzone italiana, valorosa, ma una tappa: dopo 60 anni ne vogliamo un’altra: è troppo chiedere questo? Saltando di palo in frasca che dire? Renga si è presentato con una canzone scarsa, i Perturbazione volevano fare a tutti i costi figura (eee! Hai voglia se l’han fatta, complimenti per le giacche brillanti da mago del circo Togni, ma sono band queste?), buona presenza di Cristiano De Andrè penalizzato dalla parentela troppo importante, bravo Sinigallia, idem Sarcina, la Ruggeri ha sempre una voce strepitosa. Il governo di Renzi è stato ben rappresentato anche a Sanremo, deve essere un’epidemia di antichite acuta: i giovani/vecchi impazzano in tutti gli ambienti. In questi vincitori e partecipanti c’è indubbiamente un buon numero di giovani e donne.  Il recinto dei big è stato abbastanza ringiovanito. Certo, ma basta essere giovani e avere le donne in circolazione per risolvere i problemi dell’Italia che non arriva a fine mese e dell’Italia canterina? Mi scuso se metto insieme crome e pane (che comincia a mancare nelle famiglie…), tuttavia il tema base è sempre quello di capire che cazzo si sta facendo! Non è un fatto anagrafico o di genere, è un problema di idee che non ci sono! Forse ci possiamo salvare con un governo fatto da Rocco Siffredi al ministero dello Sviluppo, con il comandante Schettino al ministero dei Trasporti, alle Integrazioni Peppa Pig o all’Economia Batman? Ma non fatemi ridere! Ci vuole gente, anche centenaria (escluso Napolitano che ha già combinato i guai più grossi del dopoguerra…), ma che proponga cose eque per chiunque viva sotto il Tricolore, ma ‘equo’ è un aggettivo ancora di moda? E, soprattutto, lo è stato mai? Chiudo questo prologo segnalando chi ha vinto veramente Sanremo: Ligabue, ospite vincente e dicente qualcosa e, paradossalmente, il più avanti di tutti. Un consiglio: cosa cazzo stiamo a mandare in Eurovisione, un paese artisticamente arretrato quanto uno dell’orbita russa! Teniamolo per noi questo (misero) spettacolo(?). 
 
Qui, a seguire, qualche riflessione che ho trovato sulla rete.
Arisa è il vincitrice del Festival di Sanremo 2014 con "Controvento". Al secondo posto Raphael Gualazzi con The Bloody Beetroots con la loro "Liberi o no. Terzo classificato Renzo Rubino con "Ora". Renzo Rubino si era già aggiudicato anche il premio della critica come miglior arrangiamento nella serata di venerdì. Ai Perturbazone con "L'unica" va il premio della Sala Stampa Radio Tv Web 'Lucio Dalla', mentre Cristiano De Andrè vince il premio 'Mia Martini' e il Premio 'Bardotti' come miglior testo con "Invisibili", la canzone che era stata scartata a inizio concorso e per cui il cantante era rimasto deluso. Gli ascolti della serata sono stati decisamente migliori rispetto alla precedente, attestandosi al livello della prima serata di apertura con uno share del 41,09% nella prima parte tra le 20:58 e le 23:54, mentre dalle 23:54 a chiusura lo share è salito per la premiazione del vincitore al 53,55%.
Sul palco la vincitrice di Sanremo ha subito rassicurato il pubblico dicendo che lei non si scompone molto. In conferenza stampa, subito dopo la premiazione del Festival, Arisa ha commentato dicendo di essere molto felice della vittoria, che era la sua prima volta da Big, ed era contenta anche perché crede che la sua canzone sia estremamente pop e, considerando che Sanremo è un Festival pop(?), secondo lei era giusto che vincesse. La cantante avrebbe preferito che passasse il suo altro brano "Lentamente", ma comprende che "Controvento", essendo proprio più pop, si avvicina di più ai gusti del suo pubblico e di come la vogliono vedere. Arisa afferma anche di essere felice di aver diviso il podio con Raphael Gualazzi e Renzo Rubino perché, nel loro caso, è evidente che c'è stata una ricerca e uno sforzo di portare qualcosa di nuovo, ovviamente la cosa non è riuscita. Per niente.
Giudizio critico della faccenda: sono tempi duri per l’Italia delle famiglie in crisi, sono tempi duri per chi vuole essere aiutato moralmente da quattro versi e quattro note giuste e sincere, quelle che non ci sono state nel Sanremo di quest’anno. Ascoltatevi “Tempi duri” di Mimmo Parisi al link seguente: http://www.youtube.com/watch?v=rQEugYXOL40&feature=c4-overview&list=UUUJzvgah1nDZlsvkrL1W7fw
 
 

Oppure: http://www.jokeroo.com/videos/tempi-duri-mimmo-parisi.html

Giovanni Contini, giornalista freelance  







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