venerdì 12 giugno 2015

Satisfaction festeggia i suoi primi 50 anni


Era il 1965 anche per Keith Richards. Il chitarrista si disse che doveva inventarsi qualcosa di memorabile: come non fosse già memorabile essere uno degli Stones! Ad ogni modo, qualcosa che gli gironzolava per la testa ce l’aveva. Cercò di concentrarsi. Fece della riflessione il tema principe delle sue giornate di chitarrista originale – è sua l’idea di tirare via la sesta corda (insomma, la più voluminosa) dallo strumento, infatti ama suonare spesso con cinque corde – ; poi, tutto ad un tratto, in un giorno di quel 1965, bang!: gli venne fuori quel riff micidiale! Potrebbe essere andata così. Ma potrebbe anche essere andata diversamente. Infatti un’altra tesi vorrebbe che Keith Richards, in un momento post sbronza, si metta alla chitarra, registri un paio di minuti e, al mattino, si ritrovi nel registratore a bobina il riff assassino. Comunque sia andata, chiunque lo abbia voluto, suggerito, auspicato e ordinato, quell’intro divenne Satisfaction, una delle più famosi canzoni rock mai composte.
Non è per niente importante ragionare sul fatto che la sua creazione sia avvenuta con la riflessione o sotto la spinta dell’alcol: senza tener conto che esiste la possibilità della terza via, ovvero l’ubriaco che riflette! Ma questo è spaccare il capello in quattro giusto per occupare il tempo. Quello che invece conta, è che quella musica e quelle parole abbiano avuto fortuna e abbiano raggiunto più di una generazione di ragazzi e ragazze. E’ veramente sorprendente notare come il tempo non riesca a patinare di ruggine o polvere quella sequenza di note e parole che formano la canzone. Quando Keith presentò i primi vagiti di Satisfaction a Mick Jagger e compagni usò un fuzzbox – uno dei primi distorsori – e, quando Mick chiese la ragione di quel suono esagerato, Keith spiegò che era l’unico modo per imitare il suono dei fiati. Non solo, a posteriori si può senz’altro affermare che è stato un modo per rendere veramente originale un riff del genere: infatti, realizzato dai fiati sarebbe venuto fuori solo un bella frase di sax. Invece così è diventato qualcosa di nuovo.
All’epoca molti, nell’ascoltare il brano la prima volta, dicevano, “hey, ma che diavolo è quel suono?”. Fu veramente una grande coincidenza per i Rolling Stones intuire che il fuzzbox e non i fiati veri, avrebbe attirato l’attenzione. Ma la sua fortuna fu inizialmente avversata. In Europa fu vietata la sua trasmissione radiofonica, perché il suo testo era esplicitamente, in alcuni passaggi, ispirato alla sessualità. I suoi primi accessi all’etere avvengono grazie a radio private inglesi e scandinave: alcune di queste radio, così pare, erano ancorate nei mari del nord! Poi, quando iniziò a essere sdoganata, guadagnò il primo posto in classifica in tutte le nazioni, meno nell’attuale terra di Hollande, la rivoluzionaria Francia, la quale tributò agli Stones, un diplomatico terzo posto. Questo brano ha un particolare valore per i Rolling Stones, infatti non manca mai dalla loro scaletta live.
Inoltre ne sono state fatte diverse cover. Tanti gli artisti che si sono appassionati alle sue note, ne citiamo alcuni come la band statunitense Devo, Britney Spears, Baustelle, il cantautore Mimmo Parisi, la leggendaria Aretha Franklin e Otis Redding. Bene, allora auguri ai 50 anni di Satisfaction e arrivederci ai prossimi 50.

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